Spesso le persone ti fraintendono: fraintendono quello che dici, l’intenzione che c’è dietro le tue azioni. A volte il tuo pubblico o i tuoi collaboratori ti attribuiscono parole, comportamenti e perfino pensieri che sono assolutamente lontani da ciò che tu sai di essere e che loro, secondo te, dovrebbero capire proprio perchè ti conoscono.
Il problema è che come Leader Outsider viviamo all’interno del campo energetico delle proiezioni e la nostra stessa natura consiste proprio nell’evocare proiezioni negli altri. L’implicazione di questo però è che spesso le proiezioni risultano sbagliate e portano gli altri a leggere le nostre azioni in modo errato e a fraintendere le nostre parole.
Per questo strutturare una public persona il più coerente possibile con i nostri valori, la nostra mission e le nostre caratteristiche di comunicazione risulta un fattore che può fare la differenza. Ma ad alcuni di noi il solo pensare di strutturare un’immagine pubblica, di pensarla a tavolino, di definire una strategia di comunicazione suona come un inganno, come mettere una patina di finzione tra noi e il nostro pubblico, come il diventare non autentici dove per noi proprio l’autenticità è uno dei valori portanti del nostro messaggio che combatte tutte le finzioni. Strutturare una public persona ci sembra un atto di profonda incoerenza verso la nostra identità e il modo in cui vogliamo esercitare la nostra leadership. Eppure quella public persona ci serve. Che fare?
1.Un condizionamento diffuso.
Siamo davvero sicuri che quella che consideriamo la public persona sia una maschera? E se è una maschera, questa deve essere per forza una finzione, una prova della nostra inautenticità e malafede? E se quello che pensiamo della costruzione di un personaggio pubblico fosse un condizionamento? Se fosse solo un’opinione dedotta da quello che abbiamo osservato fino ad ora e che abbiamo assunto come l’unica realtà possibile?
Se ci fosse un altro modo per intendere il concetto di Public Persona?
2.Guidare il pubblico attraverso la costruzione del personaggio.
Chi lavora con il teatro o con il cinema che vive del meccanismo della finzione sa perfettamente che il lavoro sul personaggio è la base. Sa che il lavoro di costumista e truccatore sono fondamentali per rendere veritiero quel personaggio, per fare in modo che le caratteristiche fondamentali di quel personaggio e che rendono quel personaggio inconfondibilmente lui e nessun altro arrivino al pubblico nel modo più diretto e chiaro possibile. Dove è l’inganno qui? Il personaggio è quello che è ed è autentico all’interno della sua narrazione, all’interno delle vicende che vive, all’interno della storia che il pubblico in sala vede.
Allo stesso modo chi lavora nel mondo del make up sa perfettamente che esistono due modi di approcciarsi al trucco: uno è quello di mascherare le caratteristiche del volto per farlo risultare secondo determinati canoni, un altro è quello di usare il trucco per esaltare le caratteristiche migliori di quel volto e far in modo che la sua naturale bellezza emerga senza ombra di dubbio.
3.Public persona e autenticità: una nuova prospettiva.
E allora perchè non potersi aprire alla possibilità di definire la nostra Public Persona come il modo più strategico che abbiamo non per ingannare il nostro pubblico ma per fare in modo che il nostro pubblico veda immediatamente e inconfondibilmente in noi le nostre caratteristiche migliori? Perchè non strutturare la nostra immagine e comunicazione pubblica in modo da essere riconoscibili per ciò che davvero siamo mettendo in risalto i nostri punti di forza, quelli che meglio possono servire il nostro pubblico e che ci rendono i leader outsider ad alto impatto che siamo?
Forse ci è più facile pensare che costruire un personaggio pubblico sia fraudolento perchè è più comodo nasconderci dietro la falsa bandiera dell’autenticità per procrastinare o rendere meno potente quell’impatto che siamo chiamati ad avere?
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