Sei il tipo di Leader creativo che si impegna in prima persona dando sempre il massimo. Gli altri ti conoscono per la tua dedizione, per la grande energia che metti, senza risparmiarti, nelle cose per ottenere il risultato. Sei ambizioso, determinato a fare bene, a sacrificarti per una causa più grande.
Il problema è che questo tuo tratto, quando non è allineato con quello che vuoi, finisce con il farti trovare in situazioni in cui la tua dedizione va a vantaggio degli altri, perseguendo i loro obiettivi e non i tuoi. Questo porta le persone ad aspettarsi da te cose sempre più lontane da quello che vuoi davvero, da chi sei e da quello che puoi o non puoi fare. Il tutto in un loop che si auto rinforza con ripercussioni sulla tua reputazione.
1.Il vero problema: una questione di responsabilità individuale.
Il problema di fondo è che SEI TU a decidere SEMPRE dove indirizzare la tua energia. Questo implica che SEI TU ad aver scelto in modo conscio o inconscio di servire obiettivi che portavano vantaggio ad altri tagliando di netto il tuo personale tornaconto..almeno in apparenza…
Sei tu che hai consegnato agli altri le chiavi della tua energia favorendo il meccanismo proiettivo del “posso contare su di te”, “menomale che ci sei”, “solo tu puoi risolvere i nostri problemi”, ecc…Sei tu che, a livello energetico hai consentito che gli altri ritenessero le proiezioni che hanno fatto su di te come corrette anche se queste erano lontane da quello che sei e da ciò che sei disposto a fare. Il primo passo per fare in modo che questo non avvenga più è prendersi la responsabilità di aver contribuito a creare questa situazione attraverso i tuoi comportamenti o il tuo silenzio.
2.Diventare emettitori di frequenze coerenti.
Il secondo passo è quello del lavorare sulla tua energia per fare in modo che le frequenze che emetti, date dalla qualità dei tuoi pensieri e conseguenti emozioni e azioni, siano coerenti il più possibile con il tipo di richieste e aspettative che gli altri compiono su di te. Lavorare alla propria energia vuol dire essere disposti ad ammettere senza alibi e con il giusto grado di indignazione verso se stessi, quello che non vuoi più e quello che da oggi in poi scegli di far entrare nella tua vita. Qualcuno li chiama confini, in CPID preferiamo chiamarli standard: quei livelli di nutrimento energetico di te non negoziabili, sotto il quale decidi di non scendere.
3.Definire nuovi standard.
Gli standard variano in relazione a dove sei e a dove vuoi arrivare, in relazione a dove senti che ci sono abbassamenti energetici nella tua vita, al tipo di identità che vuoi sviluppare per ottenere i risultati che ti sei prefissato.
Molto spesso gli standard più utili e meno appariscenti da definire non sono con gli altri ma con se stessi come i propri ritmi sonno-veglia, gli orari dei pasti, il tempo dedicato al proprio aspetto fisico, le abitudini con il denaro. Molti standard in grado di svoltare intere situazioni riguardano le cose più piccole del quotidiano: cose piccole ma che inviano specifici segnali al subconscio sul modo in cui ci aspettiamo di trattarci e per estensione di essere trattati e che avranno poi ripercussioni sul modo in cui gli altri ci vedono e avanzano richieste nei nostri confronti.
4.Un processo di ricalibrazione continuo.
Il terzo passo è quello di monitorare costantemente questi standard perchè, soprattutto all’inizio, possiamo aver fatto degli errori di valutazione e, forti dell’indignazione e del nostro spirito di voler cambiare subito le cose, potremmo aver messo l’asticella troppo in alto sopravvalutando la forza di inerzia che ci lega al nostro vecchio Sè. Monitorare l’andamento del rispetto degli standard che ci siamo imposti implica l’impegno con noi stessi ad autoaddestrarci riconoscendo come e quanto spingerci sempre un poco oltre, quel tanto che basta per stare scomodi ma che ci garantisce, al tempo stesso, di procedere in modo costante. Monitorare gli standard implica anche che, nel momento in cui riconosciamo che quegli standard sono consolidati, possiamo alzare ancora il tiro e metterne degli altri procedendo in una scala di apprendimento e ricalibrazione energetica continua.
5.Standard centrali e periferici.
Il quarto passo è quello di dividere gli standard in standard centrali e “periferici” riconoscendo che ci possono essere delle giornate in cui siamo stanchi, in cui ci sono delle condizioni energetiche particolari che ci spingono a fare delle eccezioni. Definire gli standard centrali vuol dire che in quei giorni il nostro lavoro su di noi procede comunque, che il nostro campo energetico sta continuando ad emettere un certo tipo di segnale anche se non nella sua piena potenza e che siamo esseri umani che vivono in una realtà multiforme che può sorprenderci con i suoi giri di valzer inaspettati.
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