E’ inevitabile. Qualsiasi cosa facciamo e ovunque andiamo, le persone tendono ad inserirci in una categoria, in uno standard preciso e definito che determina il tipo di comportamenti, parole e a volte persino pensieri che, proprio in virtù di quello standard, gli altri si aspettano da noi. Nulla di male in questo. E’ naturale, fa parte del processo di funzionamento “economico” del cervello: etichettare situazioni e persone per renderle riconoscibili in modo da decidere e agire senza disperdere energie.
Il problema è che questo processo su noi Leader Outsider crea incomprensioni fino a dei veri e propri disastri relazionali e lavorativi perchè le categorie e gli standard in cui gli altri ci incasellano non corrispondono a ciò che profondamente sappiamo o sentiamo di essere.
Questo porta a un sentire cronicizzato nel nostro intimo di non riuscire ad appartenere a nulla, a volte di essere sbagliati, con il pesante fardello di estraneità e solitudine rispetto a tutto quello che ci circonda. È un sentire cronicizzato perchè diffuso come tema conduttore in tutte o nella stragrande maggioranza delle esperienze relazionali di cui abbiamo memoria. Tengo a precisare che non si tratta di mancanza di fiducia in se stessi e nelle proprie idee che ci impedisce di parlar chiaro e di “farci valere”: è qualcosa di più sottile che agisce. Il meccanismo di proiezione e di incasellamento in categorie ed etichette scatta alla nostra sola presenza perchè è impresso nel nostro campo energetico di nascita e ne rappresenta la sua firma.
1.Leader Eretici: la nostra allergia alle convenzioni.
L’esperienza di non appartenenza si collega spesso ad un altro tratto socialmente poco accettabile in noi da parte degli altri: la nostra “allergia” alle convenzioni e alle regole sociali implicite che definiscono una persona “normale”. Ne sono esempio il vivere in un luogo fisso come indicatore necessario alla nostra stabilità e integrità come persone o ancora, l’avere una traiettoria di carriera fissata o un unico progetto lavorativo per poter essere ritenuti persone che “stanno concludendo qualcosa nella vita”.
2.Leader Eretici: il nostro fiuto per le false narrazioni.
Un altro tratto caratteristico della nostra esperienza è quello di avere un fiuto eccellente nello stanare le narrazioni falsate in merito a determinate situazioni e meccanismi sociali siano essi a livello della nostra esperienza personale che a livello globale. Ci accorgiamo di cose che gli altri non vedono e che mettono in discussione l’intero copione su cui si stanno basando gli eventi che osserviamo. La riuscita del nostro senso di non appartenenza è garantita nel momento in cui proviamo a mostrare agli altri, altri che non sono pronti, quello che vediamo noi: immediatamente, con varie sfumature, veniamo giudicati come fuori di testa, stupidi o…complottisti.
3.Leader Eretici: i nostri gusti fuori dal comune.
A garantirci esperienze precoci e continue di non appartenenza sono poi anche i nostri gusti e interessi che, in linea con quanto detto sopra, sono diversi da quelli delle persone che abbiamo intorno. Non si tratta di avere gusti trash o “strani”. Si tratta dell’esperienza continua di essere il brutto anatroccolo della situazione: a prescindere da quali siano i nostri gusti e interessi, magicamente ci si ritrova con persone che non li condividono e che li giudicano facendoci sentire “quelli sbagliati”.
4.Senso di non appartenenza: il vero significato.
Ma niente accade per caso. Questo senso di non appartenenza è in realtà la fonte del nostro potere e carisma di leader. Quello a cui siamo chiamati e che è impresso nella nostro campo energetico di nascita, è proprio questa funzione di non appartenere a nulla, di non essere prigionieri e vittime di stereotipi, categorie ed etichette di vario tipo.
Per quanto sia sfidante e doloroso il nostro percorso, questo è esattamente il tipo di messaggio che, in quanto leader outsider, possiamo trasmettere a chi ci segue. È un messaggio di libertà, di autodeterminazione, di piena e libera espressione di sé in quanto portatori della coscienza universale. Siamo tutti espressione della coscienza universale. Una coscienza che non è manipolabile, che non risponde a categorie, etichette, aspettative ma che semplicemente è. E noi Leader Outsider siamo qui, in questo particolare momento per l’umanità, per ricordare questo alle nostre audience: questo messaggio straordinario di libertà.
5.Leader eretici: esempio ad alto impatto.
Attraverso il nostro esempio di non appartenenza, di ribellione silenziosa o dichiarata a regole finte decise da altri che intrappolano il libero arbitrio delle persone per il vantaggio di pochi, possiamo guidare la nostra audience a fare altrettanto. Ognuno di noi sceglie le sue battaglie, il suo messaggio che esprime attraverso il suo progetto creativo.
È la nostra natura e il nostro compito essere ribelli e la nostra esperienza di non appartenenza è la chiave per attrarre a noi quelle persone che intuiscono, sono pronte ma non sanno ancora di cosa si tratta. Più accettiamo profondamente di non essere nati per essere dei gregari ma per essere dei leader, e leader scomodi per lo status quo, più la nostra traiettoria di vita si allineerà a quello che qualcuno chiama il nostro Se superiore. Questo processo di accettazione profonda è la fonte del nostro potere e della nostra responsabilità.
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