È una sfida. È un loop che sembra ripetersi in modo inevitabile a prescindere dai tuoi sforzi. Ogni volta che senti di aver deciso la direzione per realizzare quello che davvero vuoi, interviene qualcosa che ti porta altrove in luoghi, progetti e situazioni voluti da altri.
È qualcosa che interviene in modo così sottile e veloce da interferire con l’idea stessa di chi pensi di essere e, a lungo andare, con quello che le persone pensano di te. La tua reputazione e il tuo posizionamento nella loro mente sembrano sempre più assomigliare a quello che loro vorrebbero da te piuttosto che a quello che tu sei e che puoi dare loro.
Qui non si tratta di avere paura del successo o di “semplici” meccanismi di autosabotaggio come avviene per altre persone con un’impronta energetica diversa. Si tratta di cadere nel buco nero dell’accondiscendenza, di assumere l’identità di chi gli altri si aspettano che tu sia. Un buco nero, quello della proiezione su di te di aspettative, dotato di una forza attrattiva tale da farti dimenticare, nonostante la tua centratura, l’immagine del tipo di persona che sai di essere.
L’implicazione oltre all’enorme dispendio di energie e di tempo, è il conseguimento di risultati lavorativi a metà, di qualcosa che non sboccia mai pienamente ma che risulta strozzato nella sua piena espressione o che si risolve in un nulla di fatto. Questo sia che si tratti di piccole scelte quotidiane che di aderire a progetti creativi che portano a poco pubblico, a compensi più bassi di quelli che ci si aspettava, a collaborare con persone con un energia e una visione lontane dalla nostra e simili. Il tutto con ripercussioni pesanti e nascoste sulla nostra reputazione e sul ritorno futuro di pubblico che possiamo generare.
1.Una verità scomoda.
Esiste un fatto: le persone proietteranno sempre delle aspettative su di noi. Ci vedranno sempre come i salvatori delle loro situazioni “disperate”. Si aspetteranno sempre da noi che risolveremo i loro problemi, che siamo l’anello mancante, giusto e perfetto, per realizzare il loro progetto esattamente nel modo in cui loro se lo aspettano.
Ma esiste un altro fatto. Possiamo gestire quelle proiezioni, possiamo orientare il nostro radar per fare in modo che intercetti proiezioni e aspettative che ci corrispondono il più possibile.
2.Gestire il tuo campo proiettivo: in pratica.
Qualche spunto da cui partire.
-Sviluppare una lista specifica dei tuoi valori. Non si deve trattare di valori universali come libertà, amicizia, uguaglianza. Si deve trattare dei tuoi valori, di quelli che ti caratterizzano come persona, quelle cose a cui dai un estremo valore e su cui non sei disposto a negoziare. Esempi di valori sono: concretezza, pensiero divergente, intenzionalità, prospettiva ampia. Definita questa lista, stare alla larga, in modo non negoziabile da tutte quelle situazioni in cui è richiesto il tuo coinvolgimento che non corrispondono ai valori che hai scritto.
-Stabilire come routine prioritaria e inderogabile degli slot di tempo più o meno lunghi e frequenti di solitudine in cui si è completamente disconnessi da tutto il resto e si è immersi in quel qualcosa che è solo ed esclusivamente tuo. Può essere un hobby, può essere il tuo spazio creativo: deve essere off limits per tutti gli altri.
-Analizzare gli aspetti non verbali della tua comunicazione professionale per verificare che siano coerenti con valori, vision e mission che hai deciso. Passare in rassegna l’ambiente che mostri professionalmente come il tuo spazio di lavoro, l’estetica dei tuoi profili social, la grafica dei progetti che presenti, le location dei tuoi eventi. Verificare il tuo aspetto e abbigliamento. Analizzare il tuo tono di voce, l’energia che veicola, la postura del tuo corpo, dove cade il tuo sguardo.
-Programmare le tue azioni occupandoti di allinearle all’intento che stai perseguendo a prescindere dalla modalità specifica con cui questo si realizzerà.
ENTRA NEL MONDO DI CPID