ART INSPO: Lo stato dell’unione

lo stato dell'unione


Lo stato dell’Unione è un film che ci parla di politica, più precisamente del meccanismo della propaganda che è dietro le elezioni presidenziali americane.

Lo scontro è tra candidati democratici e repubblicani dove per il fronte repubblicano viene scelto a sua insaputa l’uomo giusto che rappresenta il “giusto mix di sincerità e ambizione”. É Grant Mattews interpretato da: un industriale che si è fatto da sé e che quindi incarna in pieno gli ideali del popolo americano. Mattews, inizialmente reticente al mestiere del politicante, come lui stesso lo definisce, finisce poi con il farsi sedurre dal potere in gioco e accetta di candidarsi per le presidenziali. La macchina della propaganda si mette in moto coinvolgendo la moglie di Mattews (Katharine Hepburn) che, per salvare il suo matrimonio e per la fiducia che nutre nell’integrità e onestà del marito, decide di seguirlo nel tour di discorsi programmati per raccogliere consensi. Del resto, “il popolo americano vuole vedere il candidato insieme a sua moglie durante la campagna: è una norma”.

Nonostante le macchinazioni ordite dallo scaltro capo della stampa interpretato da Angela Lansbury che presiede come un falco dietro ogni passo di Mattews per assicurarsi che dica le cose giuste al momento e alle persone giuste, il candidato riesce a mantenere il controllo dei suoi discorsi. Non permettendo a nessun altro di scriverli o di ascoltarli prima che vengano tenuti, Mattews preserva la sua integrità e libertà di parola. Questo all’inizio sembra essere vincente: i consensi crescono e così la sua popolarità.


Ma essere sinceri ha un prezzo perchè il consenso non può essere unanime: dicendo la sua verità il protagonista finisce con l’inimicarsi una certa fazione che risulta essere anche l’unica in grado di assicurargli il giusto numero di voti. Qui entra in gioco una scelta: mantenere la rotta, preservare la propria integrità e ideali continuando a credere in se stesso rischiando di perdere la possibilità di diventare presidente o accettare il compromesso piegandosi ai giochi di potere. Mattews è un uomo ambizioso ed è sicuro che sarà un ottimo presidente. Sceglie: il fine giustifica i mezzi e se per arrivare ad essere presidente deve scendere a patti, decide di dare agli altri quello che vogliono.


Inizia una danza da equilibrista delegando la scrittura dei suoi discorsi e iniziando a prendere accordi sotto banco con le varie fazioni in grado di assicurargli voti. “Tiene il piede in 10 scarpe” così Capra fa dire ad un personaggio sullo sfondo quello che sta succedendo. Il ritmo della campagna e del film si fa serrato fino al culmine quando in una serata organizzata in pompa magna per la stampa, il castello di carte va in frantumi. È la moglie di Mattews a rompere il silenzio con un rifiuto che sa di sconfitta: sono riusciti ad uccidere suo marito, lo hanno fatto diventare un fantoccio e lei non ha più intenzione di partecipare a questo gioco.

Mattews allora comprende e nell’ultima scena del film prende in mano la situazione e inizia a denunciare pubblicamente tutti i retroscena di quella macchina infernale. Con un atto di sincerità confessa in diretta al popolo americano di essersi venduto. “Ho prostituito il mio ideale per un’ambizione. Non sono stato ingannato ma mi sono venduto a loro. Io l’ho voluto” dichiara. Come un fiume in piena ricomincia a condividere le sue idee snocciolando i punti cardine e i valori di quello che sarebbe stato il suo programma politico, di quello che avrebbe voluto dire al popolo degli elettori, di tutto quello in cui credeva.

E’ un Leader che riconquista il suo pubblico e lo fa con il coraggio, l’indignazione e la determinazione che gli sono propri e che, proprio per la loro autenticità, il popolo riconosce come veri e restituendogli fiducia. La campagna elettorale può ricominciare sotto una luce diversa. “Per la paura di non diventare presidente avevo dimenticato che bisogna dire ciò che si pensa, costi quel che costi”. In queste parole recitate da Spencer Tracy si racchiude il significato principale del film e, per noi Leader creativi, un insegnamento enorme.

Ci troviamo costantemente nella situazione del protagonista: in bilico tra il portare avanti l’integrità dei nostri progetti creativi, l’autenticità del messaggio sottostante e lo scendere a patti con le circostanze. Che si tratti di una piccola modifica a quello che proponiamo, di un ritocco ai nostri compensi, di accontentarci di spazi di performance inadeguati o di un audience che non è quella giusta, noi, così come il protagonista, prostituiamo il nostro ideale per un’ambizione: pur di essere visti, pur di lavorare, pur di raggiungere il successo.

In questo dimentichiamo il focus del nostro messaggio: il nostro pubblico, le persone che hanno bisogno dell’integrità del nostro messaggio creativo. “Il mondo ha più bisogno di gente onesta che di un presidente” dice Katharine Hepburn nel film. Credo sia qualcosa su cui riflettere profondamente quando ci troviamo davanti a quel bivio in cui ci hanno condizionato a scegliere la via del compromesso come il “male minore”. Ma è questo il fare arte?


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