CASE STUDY. Ridefinire il proprio messaggio: il percorso di D.

D. * è un regista* indipendente conosciuto e stimato nella sua nicchia per commedie vivaci dai tratti esilaranti. Negli ultimi due anni D. si è confrontato con vicende private che lo hanno profondamente trasformato e ora sente di voler condividere questa nuova sensibilità con il suo pubblico.

D. è il tipo di creativo che sente forte la responsabilità del suo ruolo nei confronti dell’audience che lo segue e dedica tutto se stesso nella scrittura di un nuovo film che racconti questa nuova sensibilità. Inizia una lunga serie di rifiuti. Nessuno tra i produttori con cui D. ha lavorato fino ad ora sono disposti a finanziare il nuovo progetto: è troppo diverso da quello che il pubblico è abituato a vedere da lui e, sicuramente, sarà un floop.

D. imperterrito prova una strada diversa e inizia a coinvolgere il suo pubblico per sensibilizzarlo alla nuova tematica di cui tratterà il nuovo film. Strade sbarrate anche su quel fronte. D. si sente in trappola: le aspettative e l’intera reputazione di lui come regista sono collegate a qualcosa che non gli assomiglia più. Vuole sentirsi libero di creare quello che vuole, di portare alla luce questo nuovo film. Ci crede. Eppure niente sembra sbloccarsi.

Iniziamo con D. un lavoro a definire con estrema chiarezza i suoi valori, ciò in cui crede e su cui non è disposto a scendere a compromessi. Aiutato da aspetti specifici del suo tema di nascita, D. si riappropria progressivamente di alcune parti di sé, di quelle stesse parti che guidano e ispirano i messaggi sottesi alla sua arte. Nel corso dei nostri incontri il messaggio chiave che D. vuole portare al suo pubblico diventa sempre più evidente ed estremamente concreto.

D. scopre che i film che ha girato fino ad ora e il nuovo film così tanto discusso sono in realtà parti dello stesso messaggio guardato da una prospettiva più ampia. Lo scopo di tutta la sua arte era sempre stato più ampio ma, in modo inconscio, aveva permesso che l’idea socialmente diffusa rispetto a quello che un certo tipo di regista poteva o non poteva fare diventasse ciò in cui lui stesso credeva e con cui si identificava.

Con questa nuova chiarezza il lavoro con D.può scendere ad un livello ancora più profondo a riplasmare l’immagine che ha di se stesso come professionista. Le cose gradualmente iniziano a sbloccarsi perchè D. avendo chiaro il messaggio e lo scopo del suo fare film, riesce ad intercettare persone e situazioni che lo favoriscono, che mostrano di essere incuriositi da quello che lui propone.

Tra tutti incontra una sceneggiatrice con una sensibilità molto simile alla sua e insieme lavorano ad una nuova stesura del copione. Di situazione in situazione D. si ritrova a cena con un produttore che è fuori dal giro da un po’ proprio perchè si è rifiutato di finanziare progetti scontati e sta cercando qualcosa con una nuova sensibilità. Con la forza persuasiva di chi è appassionato e ha chiaro l’obiettivo che vuole realizzare D. parla del suo progetto e ottiene la lettura della nuova sceneggiatura.

Non ci sono categorie o etichette che tengano, non ci sono aspettative o modelli a cui obbedire: la natura pionieristica di un leader creativo che porta un messaggio non convenzionale non può essere domata o intrappolata. Definiti quali sono i valori, le cose per cui decidiamo di non scendere più a compromessi, l’intera visione si espande e il ruolo di Leader portatori di cambiamento acquista una nuova forza per noi stessi: una forza che non può ammettere deroghe e che deve trovare il suo canale per esprimersi. Perchè le vicende brillantemente descritte da Fyodor Khitruk nel suo corto d’animazione “FILM FILM FILM“, non devono necessariamente continuare ad esistere solo perchè si è sempre fatto così.

*Per motivi di Privacy il vero nome e la professione del cliente sono stati alterati, resta fedele la tipologia di problematica, l’approccio e lo svolgimento del lavoro.


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