VESTITI E IMMAGINE DI SE’: incarnare e irradiare autenticità al prossimo livello.

vestiti e immagine di sé

Siamo intrappolati in un circolo vizioso di proposte, collaborazioni, compensi e pubblico diverso da quello che vogliamo ottenere e che sentiamo profondamente di voler servire. In varie forme ci viene chiesto di abbassare il livello di energia che portiamo: abbassare il prezzo delle nostre offerte, abbassare i volumi delle nostre performance, abbassare il livello dei contenuti che portiamo perchè il pubblico sembra non essere pronto a riceverli, accontentarci di spazi di performance ridotti o a far fruttare al meglio un budget inadeguato.

In ogni caso, l’immagine che gli altri e le situazioni ci rimandano di noi, a prescindere dagli sforzi che compiamo o da quanto ci sembra di essere chiari, è troppo piccola rispetto a quello che sentiamo di essere adesso e con il messaggio e il tipo di professionalità che vogliamo comunicare.

In genere, qualcuno di noi incassa il colpo e continua a procedere nello stesso modo sperando di incontrare prima o poi le giuste persone o occasioni che gli permetteranno di dimostrare il proprio talento. Qualcun altro, pur di fare qualcosa,viene a compromessi e accetta anche se ciò che gli viene proposto non corrisponde a quello che vuole. Ma niente sembra sbloccarsi davvero…

Il vero problema non è nelle circostanze, e, a livello profondo, non è nel modo in cui comunichiamo il nostro messaggio. Il vero problema è l’immagine interna che abbiamo di noi stessi e che, quindi, proiettiamo all’esterno ATTRAVERSO il linguaggio verbale e non verbale con cui proponiamo la nostra professionalità.

Dai tre ai cinque secondi: è questo l’intervallo di tempo che le persone impiegano per dare un giudizio sulle caratteristiche personali e professionali di chi si ha davanti come confermano diversi studi tra cui quelli di Karen Pine nel suo testo “Mind what you wear“. Tre- cinque secondi che possono fare tutta la differenza. Tre- cinque secondi che diventano ancora più importanti se pensiamo che quel lasso di tempo corrisponde ad un tipo di comunicazione non verbale che avviene nel campo invisibile dell’energetica. Non solo l’immagine che stiamo proiettando deve risultare coerente con il messaggio e con il tipo di professionalità che vogliamo comunicare ma quell’immagine deve risultare coerente con il tipo di frequenze che immettiamo nel campo della comunicazione attraverso l’immagine che noi abbiamo di noi stessi come persone.

Detto in altri termini posso scegliere consciamente di comunicare la mia professionalità vestendo la mia immagine pubblica con un determinato set di vestiti o di grafiche o di tono di voce e posture del corpo studiate ad hoc, ma se alla base non ho strutturato un’immagine di me come il tipo di persona che indossa quegli abiti, che parla con quel tono di voce, che si muove in quel modo, risulterò finto e non otterrò i risultati grandiosi che sto chiedendo.

Rimanendo in tema vestiti, molti studi si sono susseguiti nel corso degli anni rispetto al ruolo che gli abiti hanno nel contribuire a formare l’immagine che gli altri si fanno di noi. I vestiti diventano sempre più strumento in grado di aiutarci a creare l’immagine pubblica che vogliamo proiettare.

Tuttavia un nuovo filone di ricerche sta iniziando a scendere ancora più in profondità mostrando come gli abiti che indossiamo contribuiscono anche a plasmare l’immagine che noi abbiamo di noi stessi e le relative performance.

Lo studio che ha dato il via al tutto e che ha portato a coniare il termine Enclothed Cognition per definire questo fenomeno è stato lo studio di A. D. Galinsky e H. Adam del 2012 presso l’università Northwestern. I risultati di questo studio affermano che i vestiti portano a modificazioni sui processi cognitivi e sui comportamenti di chi li indossa. Questa influenza è attribuibile secondo questo studio a due fattori indipendenti: l’esperienza fisica del vestire un determinato capo e il significato simbolico ad esso associato.

Indossare un abito risulta diverso dal vestire un abito cioè il farne esperienza attraverso i sensi nell’interazione con lo spazio. Vestire un abito equivarrebbe quindi ad incarnare le caratteristiche simboliche associate a quell’abito aiutandoci a “diventare”quell’abito.

I vestiti diventano quindi uno strumento chiave che serve a comunicare in entrambe le direzioni: verso l’esterno, guidando gli altri a farsi velocemente un’idea di noi, e verso l’interno, per aiutare noi stessi ad incarnare l’immagine di noi ed la performance conseguente, coerente con il tipo di persona che vogliamo essere.

Qualche spunto da cui partire:

-quali sono i valori che porti nei tuoi progetti creativi?

-qual è il messaggio specifico che vuoi comunicare?

-il tipo di persona che porta quel messaggio e da importanza a quei valori, PER TE, che tipo di abiti indossa?


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