INIZIARE UN NUOVO CICLO: quello che ti sta bloccando

Buttare via tutto per ripartire da zero o temperare l’entusiasmo del nuovo tenendo quello che abbiamo costruito fino ad oggi?

Questo è un dilemma che emerge spesso nel lavoro con i leader creativi e anticonvenzionali, soggetti più di altri ad evolversi velocemente e a trasformare spesso radicalmente le traiettorie delle loro carriere e/o progetti creativi. Questo è un dilemma che emerge spesso con loro quando si apprestano a concludere la fase di decondizionamento e a ridefinire standard e comportamenti allineati a questi nuovi standard.

Sviscerando la tematica in profondità ci si trova davanti ad un vero e proprio conflitto che, di fatti, è un condizionamento anch’esso.

Da una parte la persona è presa dalla spinta a voler buttare tutto, a fare tabula rasa per avere spazio e ricominciare, rinnovata, tuffandosi nel nuovo, dall’altra lo spirito di conservazione fa scattare i “devo” che spingono ad essere accurati, ponderati, ecc. Questo conflitto genera un cortocircuito che si manifesta spesso con una grandissima quantità di stanchezza dovuta ad un blocco nel flusso di tutta l’energia interiore resa disponibile per la persona proprio dal processo di decondizionamento stesso.

Il primo mindshift da fare è quello di guardare al conflitto come un vero e proprio condizionamento a livello non di contenuto ma a livello di processo. Il conflitto è qualcosa che si genera a livello di due tendenze che sono in opposizione tra loro. Proprio il considerare queste due tendenze come opposte e quindi necessariamente in lotta tra loro, porta al sorgere del conflitto e alla conseguente stanchezza data dalla necessità implicita di dover scegliere tra una opzione o l’altra. Accorgendoci del fatto che il conflitto stesso è un condizionamento, possiamo liberare dell’energia per comprendere cosa, a livello ampio, ha creato questo script che ci porta, all’apertura di una nuova fase, l’urgenza di dover scegliere tra due opzioni che siamo state condizionate a ritenere opposte.

Uscendo da una prospettiva esclusivamente personale ed entrando in un livello di analisi storico sociale, ci accorgiamo che siamo stati tutti condizionati, per come è costruita la società nelle sue fondamenta, a perdere l’abitudine del fare tesoro, della raccolta, di quelle che, in società più antiche, erano le scorte per l’inverno. Siamo stati addestrati a non fermarci, a non celebrare quello che abbiamo conseguito fino ad oggi come i piccoli traguardi, le grandi sfide superate, tutto quello che abbiamo raccolto fino ad ora.

Questa disabitudine, a lungo andare, porta ad un livello di sdradicamento profondo che esula il semplice “essere grati” o il “celebrarsi”. Le conseguenze di questo condizionamento influiscono sulla nostra identità andando a definire i confini di quello che pensiamo di essere. L’abitudine a fermarsi invece dopo ogni ciclo o fase di vita, di business, di progetto, il celebrare quel traguardo porta alla costruzione di uno storytelling personale e intimo che ci dona il senso della continuità, il senso stesso di esistere.

Non solo. Il fermarsi implica una fase necessaria conseguente di inventario, di bilancio di ciò che abbiamo ottenuto, del punto in cui siamo, per capire cosa portare con noi nella fase successiva, cosa dobbiamo trasformare e quindi rileggere in un’altra chiave e cosa invece lasciare andare.

L’energia racchiusa in questo tipo di processo, il celebrare e il fare il bilancio, è un’energia molto particolare legata, a livello simbolico, alla fase del ciclo mestruale che precede la mestruazione o all’ultima parte dell’autunno. È una fase molto delicata perchè conduce progressivamente il corpo e il corpo della natura verso lo svuotamento che avverrà poi nel corso della mestruazione stessa o nell’inverno. Mentre si dà molta importanza al processo del lasciare andare, quello che non si cura mai a sufficienza è la fase appena precedente: il processo che porta allo svuotamento.

L’importanza di questa fase è basilare poiché veicola il fermarsi a riflettere sul che cosa dobbiamo lasciare andare. Il condizionamento porta ad un cortocircuito che fa saltare questa fase così preziosa e spinge direttamente al fare pulizia di tutto quello che ci capita sottomano senza considerare che ci sono delle cose che è importante trattenere per garantirci il radicamento e il senso di continuità della nostra esistenza, delle cose che dobbiamo trasformare perchè non più utili in quella forma a ciò che il nuovo comporterà e delle cose che ormai sono diventate obsolete per il nuovo livello di identità che abbiamo raggiunto proprio grazie alla fase di vita o di business che si è appena conclusa.

Reputo questa fase così preziosa e importante che è spesso la partenza dei miei program per garantire ai leader un avvio di percorso basato su fondamenta solide in se stessi, su ciò che hanno maturato fino ad oggi, su quelli che sono i possibili residui da pulire che stanno bloccando l’entrata nella nuova fase di lavoro che gli si prospetta davanti. L’energia che si muove in questa fase tardo-autunnale va affrontata con grande delicatezza perchè per molte di noi che hanno la spinta naturale verso il nuovo, verso l’urgenza di vedere cose nuove realizzate, il fermarsi a fare il bilancio può essere vissuto come un arresto, una limitazione, un’interruzione del senso dell’agire e, paradossalmente, della propria efficacia personale.

Cosa si può fare se ci si accorge che si sta entrando in una nuova fase di lavoro o di vita con l’impulso del buttare via tutto o con una enorme stanchezza che non consente di far affiorare l’entusiasmo che si vorrebbe avere in apertura di un nuovo ciclo?

  • trovare uno spazio di chiarezza fuori dalle ondate emotive se ne sei soggetto;
  • legittimarti a fermarti, per il tempo soglia che ritieni abbastanza sfidante per te ora;
  • schedulare del tempo per fermarti a fare questo bilancio possibilmente creandoti una routine nuova dedicata;
  • prova a chiederti quali sono le cose di te o delle tue competenze o del modo in cui si muovono le tue giornate nel tuo business che vuoi tenere, quali sono le cose che proprio non sopporti o che ti annoiano, quelle che non fanno più parte del nuovo ciclo che stai aprendo;
  • prova a chiederti cosa invece vuoi tenere strutturando una forma diversa, una nuova routine, usando un canale di comunicazione diverso o organizzando i vari aspetti con un’ordine diverso.

Tip in più: datti del tempo, non avere fretta, butta giù le idee e poi tornaci nei giorni successivi. Fai delle prove, osserva come ti senti senza quella routine, senza quel modo sempre uguale di vestirti o di interagire. Sperimentati e raddrizza il tiro.


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