Quando si parla del fenomeno della leadership si tende sempre a mettere il focus sulla figura del Leader, sulle sue capacità comunicative, sul suo carisma, sulle strategie e tattiche migliori per poter guidare un gruppo come se egli fosse protagonista indiscusso di una piece teatrale intitolata “Ledership”.
In realtà, la Leadership non è un fatto indiscusso e cristallizzato ma appunto, come in una piece teatrale, un racconto articolato costituito da più fattori in interazione tra loro. Il leader e il suo gruppo di riferimento sono sicuramente co-protagonisti, così come lo sono altri fattori nascosti e non in pieno fuoco come, per esempio, la natura del compito intorno a cui si è costituito quello specifico gruppo, lo storico del vissuto di interazione (anche e soprattutto emotiva) del gruppo in sé e dell’interazione leader-gruppo, il qui ed ora che anima questa interazione, il contesto ambientale intorno al gruppo (tipo di azienda, mission dell’azienda, valori, contesto emotivo aziendale), e forse il più grande dimenticato, il contesto storico-sociale in cui quello specifico gruppo si trova ad esistere.
In questo articolo parleremo di:
1.IL FENOMENO DELLA LEADERSHIP: DA FATTO A PROCESSO
2.IL FENOMENO DELLA LEADERSHIP COME FENOMENO DI CAMPO
3.IL FENOMENO DELLA LEADERSHIP: CAMPI MORFOGENETICI IN AZIONE
4.LAVORARE CON LE VIBRAZIONI: VOCE E CANTO COME AGENTI DI RINEGOZIAZIONE DEI CAMPI MORFOGENETICI
1.Il fenomeno della leadership: da fatto a processo.
Ad aggiungere complessità al tema dell’ efficacia della leadership sta l’angolazione con cui lo si guarda: non i singoli protagonisti con le loro caratteristiche predefinite ma l’interazione complessa tra tutte le caratteristiche in gioco.
Questo perchè ognuna delle singole variabili non è immune dalle caratteristiche delle altre variabili: ne risulta influenzata a livello profondo tanto che uno stesso gruppo in fasi diverse della sua storia comune, al variare del contesto storico- sociale, può variare in modo drastico il suo comportamento. Lo stesso fenomeno accade all’efficacia di comando da parte di uno specifico leader che, a seconda di quelle che sono le dinamiche interne del qui ed ora del gruppo, può trovarsi a dover rimodulare interamente il proprio approccio.
Alla luce di questo, la complessità del fenomeno della leadership, appare evidente e si manifesta come un delicato gioco di equilibri e rinegoziazioni continue che non sono solo responsabilità del leader ma avvengono in quello spazio delicato e quanto mai nascosto che si sviluppa tra il leader e il gruppo.
2.Il fenomeno della leadership come fenomeno di campo.
Ogni comportamento umano può essere inserito all’interno di uno specifico contesto che ne definisce a livello profondo significati, valori e direzioni. In psicologia val la pena ricordare gli studi di Kurt Lewin in merito, con la sua formula riassuntiva che vedeva il comportamento umano come funzione dell’interazione tra persona e ambiente.
Se ci spostiamo in quel terreno ancora scivoloso per molti della psicologia energetica, seguendo gli studi sui fenomeni e livelli di coscienza di Hawkins, possiamo introdurre il concetto di campo morfogenetico. Il costrutto di campo morfogenetico viene spostato dal piano della fisica al piano del comportamento umano diventandone il paradigma di riferimento. Dalla prospettiva dei campi morfogenetici ogni comportamento, incluso il fenomeno della leadership, può essere inserito all’interno di uno specifico campo. Ogni campo morfogenetico può essere considerato come un campo magnetico fatto di informazioni sotto forma di vibrazioni in grado di dare forma, attraverso fenomeni di attrazione magnetica e risonanza, al comportamento preso in esame o al fenomeno che si vuole analizzare.
Riportando la questione al tema della leadership possiamo affermare che ogni specifico gruppo che comprende il Leader al suo interno, può essere collocato in uno specifico campo morfogenetico di cui ne è sia il creatore sia la creazione. Tutte le dinamiche di quello specifico gruppo e del suo Leader sono infatti registrate sotto forma di informazioni vibrazionali all’interno di quel gruppo e ne costituiscono lo storico da cui il gruppo, come unità gruppo-Leader, ne trae informazioni per leggere il contesto, effettuare valutazioni e agire. Quella che si crea è una vera e propria matrice energetica fatta di fili sottili che tengono insieme la gestalt del gruppo attraverso forze attrattive coesive legate da giochi di risonanza.
Questo implica che, un leader risulterà carismatico ed efficace nella gestione del suo gruppo quanto più egli, con le sue caratteristiche, valori e visione personale della vita, risulterà appartenente a quello specifico campo morfogenetico condiviso con il gruppo. Detto in altri termini quanto più le caratteristiche del leader saranno in risonanza, come fenomeno fisico, alle caratteristiche specifiche portate dal gruppo di cui è chiamato ad essere leader, quanto più egli sarà in grado di guidare il gruppo in modo efficace e carismatico, generando insieme al gruppo un campo morfogenetico specifico e unico derivante dall’insieme delle caratteristiche di entrambi.
3.Il fenomeno della leadership: campi morfogenetici in azione.
È l’insieme delle informazioni vibrazionali racchiuse all’interno di quello specifico campo che ne determina le caratteristiche e la direzione nei comportamenti in virtù di fenomeni prettamente fisici ed inconsci di risonanza e attrazione. Questa è la ragione principale per cui lavorare solo sulle cosiddette soft skills del leader, senza un’integrazione mirata di queste all’interno dell’identità e del sistema di valori portato dal leader, può produrre solo effetti di superficie.
Il campo morfogenetico che si formerà non andrà a mobilitare energie profonde di risonanza in quanto il livello di coscienza del leader (o suo campo morfogenetico personale) non corrisponderà effettivamente a quello portato da quel gruppo. Questo fenomeno è osservabile in tutti quei casi in cui leader con competenze e curricula simili non sortiscono lo stesso tipo di effetto all’interno del medesimo gruppo poiché, nella maggior parte delle formazioni, si tende ad apprendere tattiche o strategie di comunicazione senza integrare queste all’interno del sistema di valori e visione della vita del leader stesso, senza andare ad intaccare o a far evolvereil livello di coscienza del leader stesso. Lo stesso ordine di discorsi è applicabile alle formazioni relative ai gruppi o team.
4.Lavorare con le vibrazioni: voce e canto come agenti di rinegoziazione dei campi morfogenetici della leadership.
Formandomi e lavorando negli anni in qualità di direttore di coro (leader di un gruppo) e osservando le dinamiche che si componevano nell’interazione tra il direttore e il coro per il raggiungimento di un obiettivo comune, lo studio e la performance di un determinato repertorio musicale, ho potuto constatare quanto l’efficacia del risultato fosse influenzata da un fenomeno nascente di identità sonora del gruppo coro. Questo processo di formazione dell’identità poggiava, su meccanismi di silenzio, di ascolto corporeo delle vibrazioni emesse dagli altri, di sostegno attivo verso i membri più inesperti o in difficoltà, di empatia, di fiducia, di motivazione reciproca.
Universalizzando questi processi alla formazione dei gruppi di lavoro, di cui il coro ne è una sottocategoria, è straordinario osservare il verificarsi di questi fenomeni senza l’utilizzo di parole in un contesto immediato di continua rinegoziazione delle azioni da intraprendere per convergere in modo comune verso il raggiungimento del risultato. Il direttore in posizione di leader, riconosciuto e legittimato dal gruppo alla guida, diventa quindi osservatore e facilitatore autorevole delle direzioni comportamentali del gruppo stesso e concorre, insieme al gruppo, in quanto osservatore esterno e interno al gruppo stesso, alla formazione dell’identità gruppale così intimamente connessa ai processi motivazionali che spingono il gruppo verso il conseguimento dell’obiettivo prefissato.
Le vibrazioni emesse dalla voce dei singoli, lavorate in una direzione per cui ogni voce continua a mantenere le proprie caratteristiche timbriche di base (ogni individuo mantiene la propria individualità all’interno del gruppo), si fondono nella vibrazione nascente della voce del gruppo che ha caratteristiche proprie e che genera coesione identitaria. Ogni membro, in modo spontaneo e naturale, prende il suo ruolo all’interno del gruppo e viene riconosciuto come apportatore di un contributo unico alla realizzazione dello specifico compito che il gruppo deve svolgere.
A livello più ampio del campo morfogenetico che si genera, le dinamiche immersive portate dal lavoro sulle vibrazioni emesse attraverso voce e canto, lavorano a livello profondo sui singoli generando effetti positivi a cascata di auto potenziamento del gruppo e del singolo. Il campo di esperienza in cui ci si muove travalica il linguaggio, i canali consueti di ascolto dei contenuti della comunicazione, per approdare in un terreno fatto di impressioni sonore che lasciano tracce nel corpo dei singoli e che, con il procedere di interazioni ripetute di questo tipo, contribuisce a creare una memoria cellulare positiva da cui in modo spontaneo emerge collaborazione, fiducia, supporto, riconoscimento del valore dei singoli membri.
Il leader del gruppo orienta le direzioni da prendere e, per primo, imprime il tono emotivo al gruppo settando il range di frequenze necessarie alla creazione del campo morfogenetico più adatto per lo svolgimento del compito in questione, dopo aver valutato le caratteristiche del campo morfogenetico del gruppo. È un processo sottile e delicato che agisce creando legami profondamente umani e tra i membri e tra il gruppo e il suo leader.
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