IL KARMA DEL LEADER: quando le persone non ti vedono per quello che sei

I Leader delle professioni creative e anticonvenzionali spesso si trovano a dover affrontare situazioni paradossali e poco piacevoli di cambio repentino dell’influenza che hanno sugli altri: dal piedistallo all’abisso.

Alla base di queste dinamiche è possibile rintracciare uno script di comportamento che si attiva non solo nel lavoro o nella direzione del proprio progetto creativo, ma anche nella vita privata: ad una fase iniziale di relazione in cui il leader, senza alcun tipo di sforzo, viene messo su un piedistallo e considerato il detentore delle chiavi della saggezza per risolvere i problemi dell’altro o del gruppo, segue, senza nessun motivo apparente, una fase in cui le persone iniziano a sabotarlo, a guardarlo con sospetto, a non includerlo più nelle decisioni o nelle occasioni sociali, smettono di dare credibilità a quello che dice..

In questo articolo parleremo di:

5.KARMA LEADER: COSA FARE

L’esperienza che si vive in queste situazioni può essere accompagnata da segnali talvolta minimi che possono passare inosservati come per esempio l’accorgersi nonostante i nostri sforzi di comunicazione che gli altri tendono a distorcere quello che diciamo o facciamo. Ad un livello più profondo ci si può accorgere che le persone intorno continuano a vedere la LORO versione di noi che è talvolta solo marginalmente simile a quello che siamo.

Quello che accomuna tutte queste esperienze è la sensazione che tra i leader e gli altri ci sia come una sorta di velo che impedisce ai leader stessi di arrivare agli altri con le proprie caratteristiche piuttosto che ammantati da aspettative e proiezioni altrui.

Analizzando questo tema da una prospettiva più ampia di comunicazione legata al modello energetico specifico di interazione con l’ambiente di cui il leader è portatore e al ruolo inteso come compito che il leader anticonvenzionale deve svolgere a livello di incarnazione, assistiamo ad un vero e proprio re-frame del problema. In questa nuova prospettiva ci si rende conto che quello che accade non solo non è un problema del leader o degli altri ma è il modo più corretto ed efficace possibile di funzionare dell’energia del leader stesso per metterlo nelle condizioni migliori per lui e per gli altri di svolgere il suo compito nei loro confronti.

Per essere sicuri che questo scopo legato all’incarnazione sia assolto, la persona viene per nascita dotata di una specifica energia che fa entrare gli altri nella propria orbita facendo in modo che queste persone vedano nel leader non semplicemente la soluzione ai loro problemi ma la versione di loro stesse con quel problema risolto. Questo permette al leader di essere magnetico per loro e di traghettarli verso la trasformazione così radicale che devono compiere. Essere uno specchio per fare in modo che gli altri vedano nel leader il loro riflesso è il modo per motivare al meglio le persone ad acquisire quella forza dirompente che occorre per scardinare processi, credenze, sistemi e identità consolidate ma ormai desuete.

Alcuni di noi hanno lo scopo di toccare molte persone con il proprio messaggio. Perchè questo accada, la finestra di interazione ottimale con gli altri è limitata quantitativamente nel tempo per assicurarsi di non stare sempre in contatto con lo stesso gruppo di persone e di lavorare sempre nel medesimo contesto ma di essere senza confini e di diffondere a quante più persone possibili il proprio messaggio e la qualità del proprio lavoro.

La finestra ottimale di interazione non si basa quindi su parametri di familiarità e fiducia delle persone verso il leader conquistati in relazione alla quantità di tempo trascorsi insieme ma alla qualità immersiva e profonda della relazione stessa. In altre parole il leader può accorgersi che le persone molto facilmente si aprono con lui/lei svelandogli aspetti di sé estremamente profondi che solitamente le persone stesse dichiarano di non aver mai fatto prima con tale facilità anche solo ad un primissimo incontro.

Questo tipo di energia prevede quindi che il leader migri naturalmente verso un altro contesto di persone ogni volta che l’energia per lui/lei all’interno di quella relazione cambia.

Non si può impedire questo tipo di proiezioni. Le persone avranno SEMPRE del leader la loro versione. Fa parte del gioco, fa parte del ruolo che lui/lei ha nei loro confronti.

L’unica cosa che si può imparare è gestire queste proiezioni.

Ecco qualche spunto da cui partire:

  • assicurarsi attraverso un’osservazione acuta di monitoraggio di aver chiaro che tipo di energie si muovono di volta in volta nella relazione;
  • mettere paletti definiti sui propri ambiti di competenza rispetto a quello che NON fa o NON è il proprio ambito di competenze;
  • dire di NO in fase di ingaggio quando l’istinto lo avvisa che quella non è la persona giusta;
  • mettere il focus su se stesso, su quello che è davvero e diventare ossessionati nell’irradiarlo all’esterno. In questo modo il campo proiettivo sarà facilitato nell’ attivare di più le proiezioni che corrispondono al leader facendo avvicinare in modo più facile le persone giuste.

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