INIZIAZIONE FEMMINILE: introduzione

Ci hanno abituate a credere, in una logica commerciale che fa leva sulla sofferenza e in una società improntata ad un assistenzialismo che perpetua se stesso, che l’obiettivo ultimo di ogni percorso di evoluzione personale è star bene con se stessi, acquisire la ricetta della felicità, della tranquillità e della sensazione di essere in pace con il mondo. Oltre questa patina c’è una ragione molto più profonda che attraversa le incarnazioni e che non ha a che fare solo con l’esistenza individuale. Oltre questa patina si nasconde un percorso ben più lungo che ha come obiettivo qualcosa che si riconnette alla memoria ancestrale di chi siamo: l’iniziazione femminile.

In questo articolo parleremo di:

  1. OLTRE LA SUPERFICIE: L’OBIETTIVO DEL PERCORSO DI EVOLUZIONE PERSONALE.
  2. UN MITO DA SFATARE.
  3. LA DONNA INIZIATA, COLEI CHE SA’, LA SACERDOTESSA.
  4. LA VIA DELL’INIZIAZIONE: UN PERCORSO CRUDO NEL CORPO DELLE DONNE.
  5. IL CICLO MESTRUALE E L’INIZIAZIONE FEMMINILE.
  6. INIZIAZIONE: IL PREZZO DA PAGARE.
  7. GLI STRUMENTI DELL’INIZIAZIONE.

Ogni percorso di evoluzione personale è indissolubilmente legato alla ragione per cui ci siamo incarnate. Il percorso di evoluzione personale che ognuno di noi compie, cioè, non è un corso che si acquista ma coincide con la vita stessa. Ogni incarnazione ha con sè degli aspetti e delle lezioni che siamo qui per apprendere e l’obiettivo ultimo, che potrebbe anche non accadere all’interno di questa incarnazione, è quello di accedere all’iniziazione. Nell’iniziazione femminile si tratta, in particolare, di far emergere, di risvegliare e riattivare quella che potremmo definire la sacerdotessa presente all’interno di ogni donna.

Non possiamo affrontare il tema delicato dell’iniziazione femminile senza prima fermarci a fare una macro considerazione e sfatare un mito che affonda le sue radici in un modus operandi insito all’interno della società e che caratterizza l’atteggiamento con cui molti di noi si approcciano alle cose: il fare. L’iniziazione non è qualcosa che possiamo fare ma piuttosto uno stato dell’essere cui possiamo progressivamente metterci nelle condizioni di accedere. Non è la donna o l’uomo, infatti, che agisce la sua iniziazione: ella può solo riceverla ponendosi con atti devoti, umili e persistenti in uno stato fertile. Contrariamente a quanto siamo abituate a pensare, l’unica cosa che possiamo fare per garantirci l’accadere di questa iniziazione, per porci in questo stato fertile, è tornare ad essere. E’ un lavoro incessante e a spirale a togliere, liberare, fare spazio, alleggerire per accedere a quel campo morfogenetico dove la nostra Sacerdotessa interiore vive, celebra e custodisce la Vita.

La donna autenticamente iniziata può essere definita Sacerdotessa poichè, proprio in virtù di questo processo continuo e inesorabile a fare spazio, alleggerire, liberarsi dai condizionamenti e dalle sovrastrutture non solo familiari ma anche sociali e culturali, arriva ad un’unica grande Verità: quella di non esser nessuno se non un portale del divino. Questa verità è profondamente radicata all’interno dell’identità della donna iniziata poichè il suo modo di sentire, pensare/pensarsi e agire nella vita si ancora alla lettura e al padroneggiamento di leggi universali. La Sacerdotessa è colei che sa’, colei che ha compreso autenticamente che facciamo tutti parte di un ecosistema in cui la volontà individuale non può che coincidere con una volontà più alta che preserva la vita in ogni sua più remota sfaccettatura.

La donna iniziata persegue un Bene più grande e mette tutto il suo impegno e dedizione per assolvere a questo compito. Questa Sacerdotessa è presente silenziosa all’interno di ogni donna, in attesa che la donna che la custodisce come un simulacro, si risvegli interiormente a questa Verità permettendo alla Sacerdotessa di iniziarla alle Grandi Leggi che muovono la Vita.

L’iniziazione è un processo che si svolge completamente e inesorabilmente all’interno di noi e che trova le sue fondamenta, le sue condizioni per poter accadere, nel silenzioso rapporto che ogni donna ha con se stessa, con il suo modo di vedersi, di sentirsi nella sua carne, di conoscersi autenticamente oltre tutto ciò che le è stato insegnato a pensare, credere e perfino sentire. Conoscersi fin nello scheletro, senza più alibi, in modo crudo e onesto perchè crude saranno le leggi della Natura che la Sacerdotessa le farà conoscere, crude e oneste secondo significati lontani dal pensiero comune della società. Il processo di crescita personale che porta la donna, così come l’uomo attraverso altre vie, all’individuazione non ha i contorni sfumati, i toni emotivi pastello e di gentilezza infinita intrisa di retorica. Il processo di crescita personale che conduce all’iniziazione è scarno, umile, silenzioso, Vero.

Per entrare autenticamente in questo sentiero, che chiamo la Via della Sacerdotessa, bisogna rivolgere lo sguardo all’interno, a quell’unica cosa che custodisce, se libera da infiltrazioni farmacologiche di vario genere, l’essenza del nostro rapporto con la Natura e con le leggi della Vita: il nostro ciclo mestruale.

Entrare nel proprio ciclo mestruale e seguire le fasi e i movimenti dell’energia nel nostro corpo conduce, attraverso un processo a spirale che si ripropone di mese in mese, ad un vero e proprio ribaltamento di PARADIGMA. E’ un processo molto più ampio del semplice conoscere il nostro corpo, il nostro periodo fertile e valutare il nostro stato di salute psico fisica generale. È molto di più di una pianificazione efficace per sfruttare al meglio le nostre energie e doni di donne. Entrare nel ciclo mestruale vuol dire gradualmente spostare il focus da una modalità di sentire, percepire la vita e agire in essa lineare, ad una modalità ciclica. Si tratta di un vero e proprio re-frame di tutti gli assetti, interiori prima ed esteriori poi, del nostro modo di essere e di stare nel mondo.

Conoscere profondamente i movimenti del nostro ciclo mestruale e ricamare la nostra vita, come un arazzo, intorno a quei movimenti, implica adottare un focus diverso rispetto a quello su cui è costruita oggi non solo la nostra vita personale ma su cui è edificata la società nelle sue regole esplicite ed implicite. Questa conoscenza che diventa azione nel momento in cui scelgo di gestire la mia vita basandomi sull’alternanza di questi movimenti, mi riporta a percepire e a sentire la scansione del tempo della natura, a scoprire le leggi universali che la governano, a sentirmi parte di quell’ecosistema più grande di cui, come si è detto sopra, non posso far altro che sentirmi parte e assecondare. questa conoscenza attiva, apre la strada al ritorno della Sacerdotessa.

Ogni scelta ha un suo prezzo e, in questo processo a togliere e a liberarci dai condizionamenti per aprirci ad uno stato fertile di ricettività di messaggi più alti, le cose non sono diverse. Lo spostamento progressivo verso un paradigma ciclico dato dalla conoscenza sempre più profonda del nostro ciclo mestruale, porta a trasformazioni nella nostra vita pratica, talvolta dolorose e importanti, a cui dobbiamo essere preparate.

I ritmi condivisi del lavoro si trasformano, i luoghi comuni che pervadono gli scambi con le persone intorno si sgretolano, cambia la scala di priorità che si assegna a quello che accade intorno e questo porta ad un processo progressivo di allontanamento e di risveglio ancora più profondo dai condizionamenti e dalle sovrastrutture cui fino ad oggi si è delegato il controllo della vita.

Parlare e lamentarsi delle mille cose da fare, condividere come un vanto il fatto di essere sfinite e stressate, impersonare la vittima che vede l’altro come carnefice che non si rende conto dei nostri confini e che pretende da noi l’impossibile, sentirci forti perchè in maniera dura abbiamo finalmente messo un confine e ci siamo rinchiuse nella nostra torre d’avorio perchè nessuno ha il diritto di decidere per noi. Tutto questo apparirà effimero ed infantile, lontano dalla sacralità e dalla solennità a cui siamo chiamate come donne dalla nostra sacerdotessa interiore. L’intero mondo, per come lo abbiamo conosciuto fino ad ora e parte delle relazioni che abbiamo intrattenuto in esso, si sgretolerà perchè cadrà il velo e le cose si renderanno visibili nella loro Verità.

Saranno vuoti di senso tutti i richiami al prendere più tempo per sé, al programmare le vacanze o al “concedersi” dei momenti di relax perchè li abbiamo meritati. Vuota di senso sarà la retorica ridondante del “noi donne” perchè ti sentirai profondamente e amorevolmente connessa al maschile di cui percepirai la solennità e la profonda e sacra condivisione dei compiti per preservare il ciclo della Vita. Ogni cosa avrà il suo peso e valore secondo una logica naturale, sacra e non artefatta o indotta.

Per dirigersi a vele spiegate verso l’iniziazione, occorrono degli strumenti che, lontani da logiche di performance, sono più delle aperture, delle disposizioni d’animo in quell’ottica di porsi in uno stato di ricettività coltivata con cura di cui parlavano gli alchimisti. Questa è l’unica cosa che dobbiamo fare, l’unica cosa di cui possiamo occuparci: coltivare con estrema cura, umiltà e perseveranza il nostro essere fertili e lasciare che la Vita nel suo fecondarci possa trovarci pronte, salde e coerenti, senza compromessi e paure, con le Sue Leggi.

Riattivare la sacerdotessa non ha a che fare con grandi imprese o con il successo secondo i canoni esteriori di cui si nutre la società ma a prendere il nostro posto in quel disegno più grande, nell’ecosistema della vita dove è mia precisa responsabilità fare in modo che il mio personale ecosistema sia armonico e in equilibrio al suo interno e coerente con il quadro generale della vita. Essere sacerdotessa, proprio perchè si è fatto a monte un lavoro di pulizia profonda, equivale a non interferire con il corso naturale e sacro della vita ma anzi, onorarlo e sostenerlo ogni giorno con atti senzienti, facendoci portale del divino che è in noi.


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