Equinozio d’Autunno: introduzione

L’equinozio d’autunno segna il punto di equilibrio tra giorno e notte dopo che, con il Solstizio d’estate, il sole inizia il suo percorso discendente donando sempre meno luce e calore al nostro emisfero terrestre. In quanto momento soglia, tra un prima e un dopo, l’equinozio d’autunno è ricco di significati simbolici cui attingere per procedere nel processo di individuazione.

In questo articolo parleremo di:

  1. Equinozio d’Autunno: cos’è.
  2. La Natura si veste d’Autunno: suggestioni.
  3. Il mondo antico e la diminuzione del sole.
  4. Equinozio d’Autunno: significato iniziatico.
  5. Un gesto importante quanto dimenticato.
  6. L’equinozio d’Autunno in pratica: ispirazioni per costruire il tuo rito.

L’equinozio, da un punto di vista astronomico, è quel momento in cui il Sole si trova allo zenit dell’equatore durante il moto di rivoluzione della Terra. I raggi arrivano quindi perpendicolari all’asse di rotazione della Terra producendo un giorno in cui luce e buio hanno la stessa durata.

Da un punto di vista simbolico, per quello che ci tramandano le tradizioni rituali a partire dalle società agricole fortemente ancorate ai cicli del sole e della luna, l’equinozio d’Autunno rappresenta la porta d’accesso a quello che viene definito “semestre oscuro”, quel periodo dell’anno cioè, che inizia con l’equinozio d’autunno e che si concluderà con l’equinozio di primavera, inizio del “semestre della luce”. In quanto momento soglia, tra un prima e un dopo, le tradizioni rituali celebravano questo giorno come la prima festività del semestre oscuro che raggiungerà il suo culmine con il Solstizio d’Inverno in prossimità del natale cristiano.

L’ingresso nel semestre oscuro è segnato da cambiamenti più o meno evidenti nelle manifestazioni della natura che val la pena sottolineare e tornare a sentire nel nostro corpo per poter creare, attraverso il processo di simbolizzazione, il nostro personale rito di celebrazione equinoziale.

La qualità della luce inizia a cambiare facendosi più intensa e dalle sfumature gialle che tendono al rosso, la quantità di luce disponibile per noi durante il corso della giornata si riduce sempre di più accompagnandosi ad un abbassamento graduale della temperatura. L’oscurità inizia a diventare prevalente avvolgendo spesso i campi e i boschi di una nebbia impalpabile nelle transizioni tra giorno e notte. Gli alberi e le piante hanno, nella maggior parte dei casi, portato a termine il loro ciclo produttivo e le foglie, come risposta alla diminuzione della luce e del calore del sole, iniziano ad ingiallire dando l’avvio al processo di invecchiamento e caduta. Molti animali trasformano i loro comportamenti facendo provviste per l’inverno, emigrando o andando in letargo.

Tutta la natura, essere umano compreso nel suo funzionamento biologico, sembra scivolare progressivamente in un mondo addormentato, cristallizzato, caratterizzato da un ritiro costante e inesorabile da manifestazioni sul piano materiale esteriore per rivolgere la propria forza vitale su altri piani dell’esistenza. Ma in superficie ogni cosa diventa silente…

Nelle società agricole, fortemente dipendenti per la sussistenza dai cicli produttivi della natura legati al sole e al calore, la diminuzione del sole che conduceva ai freddi e difficili mesi invernali costituiva una minaccia reale alla sopravvivenza delle persone. L’impossibilità di prevedere e controllare questi fenomeni naturali e la loro durata, causava in queste popolazioni un senso di smarrimento, di impotenza e, parallelamente, la presa di coscienza di forze invisibili che erano invece in grado di gestire questi cambiamenti naturali. Si iniziò a sviluppare attenzione per il mondo invisibile abitato da entità in grado di agire sul mondo naturale, entità che era quindi necessario propiziarsi per superare incolumi i freddi mesi invernali.

Da qui la nascita di riti in particolari momenti soglia ad evidenziare i passaggi naturali della luce e del calore legati indissolubilmente alla possibilità di vita e di morte. L’equinozio d’autunno segnava l’inizio di questo periodo oscuro, particolarmente incerto per la vita, in cui ogni cosa in natura sembrava togliere energia e vigore all’esterno, per rivolgerla verso i mondi invisibili, i mondi delle ombre, il mondo dei morti.

L’accesso al semestre oscuro rappresenta un’inversione della polarità delle energie che muovono l’individuo e il cosmo dall’esterno, tipica dei mesi caldi, verso l’interno per rivolgere l’attenzione a sé, a ciò che abita il nostro inconscio. L’accesso al mondo interiore porta a confrontarsi con il tema del deperimento, della caducità della vita e dello spazio da concedere alla morte.

Per analogia così come gli alberi si spogliano progressivamente dalle loro foglie restando, di fatti, degli scheletri, così nel periodo che va dall’equinozio d’autunno al solstizio d’inverno siamo chiamati a spogliarci delle emozioni, pensieri, schemi, abitudini, relazioni e parti della nostra stessa identità legate al ciclo che si sta concludendo. In questo processo di spoliazione, non c’è indugiare nella malinconia ma, proprio perchè tutte le nostre energie possono focalizzarsi su questo processo, c’è lucidità, fermezza, direzione, volontà.

L’intento di liberare spazio, arrivare allo scheletro dei nostri nodi è inesorabile come è inesorabile lo scorrere del tempo e l’incedere dell’inverno secondo le leggi della Natura. Questa inesorabilità è sentita in modo ancestrale e solenne dalla nostra natura sacra di donne. Una natura che sa’ poiché è intimamente e biologicamente connessa ai cicli naturali.

Questa spoliazione è il processo alchemico della nigredo, il primo passo che conduce alla trasmutazione. Osservare, analizzare, valutare, decidere cosa tenere e cosa eliminare, liberare i contenuti dalle loro forme e lasciarne maturare gli insegnamenti racchiusi che potranno essere messi, dopo il solstizio d’inverno, al servizio del nuovo ciclo produttivo. Ogni conoscenza, competenza, esperienza e relazione vengono tolte dall’involucro con cui ce le raccontiamo e con cui sono state immagazzinate nella nostra memoria, per essere lasciate a decantare in noi fino al 21 Dicembre.

Il momento dell’equinozio inoltre, con l’uguaglianza tra luce e buio, richiama l’equilibrio tra istanze maschili e femminili presenti in noi, tra la nostra spinta all’azione, alla razionalizzazione, all’ analisi e la nostra capacità di ascolto, intuizione e sintesi.

Il bilancio rispetto a ciò che occorre tenere, trasformare o far morire per noi, parte da una presa di coscienza lucida e radicata di ciò che abbiamo raccolto fin qui. I frutti maturi della nostra vita devono essere riconosciuti profondamente in noi, sentiti nelle nostre cellule perchè costituiscono quel radicamento nella nostra identità che ci spinge ad affrontare il nuovo.

Questo riconoscimento e ringraziamento assume la forma simbolica della cornucopia traboccante di frutti, del piatto delle offerte lasciato alla divinità, delle spighe di grano restituite alla terra dopo la mietitura.

Riconoscere e ringraziare per i frutti raccolti implica anche riconoscere e ringraziare per quei frutti che ci hanno condotto in direzioni altre rispetto a quelle che ci aspettavamo, mostrando di riconoscere e accettare profondamente il cammino segnato per noi dalla Vita stessa.

Ogni donna e ogni essere umano più in generale, per dare forma concreta al suo processo di individuazione, deve tornare in possesso dei simboli, dei gesti che scandiscono la sua esperienza sacra sulla Terra. Questi simboli e questi gesti, proprio in virtù del processo di individuazione, non possono essere decisi da altri e imitati in forma passiva ma devono emergere, attraverso il processo del sentire e della riflessione successiva, alla coscienza della persona. Solo in questo modo il rito può trasformarsi in un’esperienza che parla direttamente all’anima e restituire potere e connessione autentica e non mediata da altri tra l’essere umano e la sua parte divina.

Spunti per il sentire e il riflettere:

Equinozio d’autunno

  1. Quali sono i frutti che ho raccolto dallo scorso solstizio d’inverno fino ad oggi?
  2. Come possono essere simbolizzati affinchè io possa celebrarli? Ci sono degli oggetti o dei gesti che ne racchiudono l’essenza per me?
  3. Quali sono le sensazioni fisiche nel mio corpo che sento rispetto a questi frutti raccolti?
  4. Quali emozioni provo? Com’è il mio respiro?
  5. Come posso imprimere queste sensazioni e queste emozioni all’interno delle mie cellule per formarne una memoria corporea? Posso creare un mio mantra, una mia visualizzazione o meditazione?
  6. Come posso racchiudere il tutto in un rito?

Verso il solstizio d’inverno: bilancio e spoliazione di base.

  1. A questo punto della mia vita, cosa sono chiamata a realizzare per onorare la Vita che è in me?
  2. Se sto già costruendo qualcosa, è ancora autenticamente quello che sento per me?
  3. Quali parti di me devo far morire per assicurarmi di accedere a quella realizzazione?
  4. Quali parti devo trasformare e quali devo continuare a consolidare?

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