Essere donna: la voce e il canto come portali di accesso.

Essere donna è un percorso che prende forme e sfaccettature diverse a seconda di quello che di noi abbiamo bisogno di conoscere, di imparare e di esplorare. La voce e il canto sono strumenti di accesso alla dimensione più autentica di noi, quella dimensione in cui, paradossalmente, per essere realmente noi stesse, dobbiamo cessare di essere noi stesse per aprirci a dimensioni più ampie. In quest’ottica possiamo intendere la voce e il canto come portali di accesso.

In questo articolo parleremo di:

  1. Essere donne: un aspetto frainteso che racchiude un dono.
  2. Il fare spazio dentro: il dono del silenzio.
  3. La voce e il canto come portali d’accesso.
  4. La rete femminile sacra.

Tra le varie sfaccettature dell’essere donna un aspetto frainteso e sminuito è l’ incarnare il principio femminile nella vita di tutti i giorni facendosi portale di energie naturali che possono, attraverso il corpo della donna, trovare piena manifestazione sul piano della realtà materiale. Mi sto riferendo alla simbologia della gravidanza e del parto, a quella funzione profondamente radicata nella biologia del corpo delle donne che le rende co-creatrici del processo di Vita e che, in quanto tale, le mette in contatto con le dimensioni sottili ed energetiche della vita stessa.

Integrare nella propria identità di donne, nel modo che abbiamo di percepirci e di rapportarci con il mondo esterno, questa funzione portale del femminile vuol dire tornare a sentire lo scorrere della vita da una prospettiva più ampia in cui le cose che ci accadono, i comportamenti delle persone che abbiamo intorno, i nostri pensieri ed emozioni possono essere viste secondo flussi di informazioni che creano un arazzo complesso ma estremamente ordinato di direzioni e scelte che costituiscono, di fatti, il nostro sistema di guida interiore per procedere nel nostro cammino di vita.

Recuperare la dimensione dell’essere portale per tornare a comunicare con il nostro sistema di guida interiore è un processo continuo a togliere, a fare spazio non solo tra il flusso di pensieri continui che affollano la nostra mente ma anche tra gli apprendimenti inconsci, le spinte sotterranee a conformarci e tutte quelle regole implicite che ci danno la sensazione fallace di sentirci al sicuro e protette perchè procediamo su binari e regole scelte da altri. Negli incontri settimanali con le donne dell’ensemble femminile, la prima attività proposta, come un rito di ingresso alla sessione che seguirà, è una sequenza di movimenti corporei per segnalare alla mente la richiesta di spazio e silenzio per aprire il portale.

Il silenzio che procede parallelo con l’ascolto delle sensazioni fisiche che emergono dai movimenti corporei proposti è un richiamo costante che si interseca con le vocalizzazioni spontanee e il canto più strutturato nel corso di tutta la sessione con l’ensemble. Questo modo di procedere permette un fare spazio continuo, un tenere la rotta, una sospensione della personalità che abbiamo nella vita di tutti i giorni per aprirci a quello che le dimensioni sottili vogliono comunicarci di noi.

Da questo silenzio, via via più profondo, può emergere la Voce come manifestazione non del nostro piccolo io, della personalità che agiamo nella vita, ma dell’Essenza più alta che può, attraverso la cassa di risonanza del nostro corpo, rendersi udibile a noi e agli altri. Quella Voce parla parole fatte di sensazioni fisiche, sensazioni di colori e di luci, frammenti di ri-cordi: tutte informazioni che, proprio perchè passano attraverso il nostro corpo e la nostra osservazione silenziosa, possono parlare a noi e rivelarci aspetti e direzioni autentiche da intraprendere nella vita.

Il canto, vissuto e sentito profondamente in questo contesto, diventa amplificazione delle informazioni ricevute che, proprio perchè si canta in ensemble, crea una rete di significati in cui il messaggio portato da ognuna si arricchisce e completa nel messaggio portato dalle altre ed è in grado di toccare, per quello che ognuna è disposta ad esplorare in quel momento, aspetti di sè.

Più volte nel corso degli incontri dell’ensemble, le donne, dopo aver cantato in questo stato di profonda risonanza e connessione, hanno riportato immagini antiche o sensazioni di pace profonda e riallineamento a donne del passato non necessariamente del proprio clan.

Cantare in cerchio, cantare canti sacri, cantare in piena coscienza dell’essere portali, manda un segnale nel campo quantico (il canto è vibrazione) che nutre forme pensiero di guarigione in grado di travalicare il tempo e lo spazio. Attraverso i canti sacri si apre l’accesso ai campi morfogenetici dove risiedono le informazioni degli avatar, dei maestri illuminati e dove è possibile ricontattare quelle rete femminile sacra silenziosa cui tutte, da sempre, apparteniamo.


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