La via femminile al Tarocco è una via circolare fatta di connessioni, intuizioni e capacità di guardare oltre.
Accostare oggi il femminile alla lettura delle carte evoca immagini e stereotipi che banalizzano e rendono inconsistente il processo della lettura stessa. Termini troppo inflazionati e figli di una cultura new age in cui la spiritualità e l’accesso al sacro si vendono in modalità da street food, sono spogliati del loro significato sacro e ancestrale. Sibilla, maga, strega, medium sono appellativi rivolti alle donne che usano questo strumento come canale di lettura. Sono termini connotati negativamente ad indicare e a spogliare, ancora una volta, il femminile nella sua valenza sacra.
Il mondo del Tarocco è un mondo che lentamente, in certi ambienti, si sta rivalutando e la tarologia, usata come prezioso strumento di conoscenza per rendere visibile al consultante blocchi, difficoltà, risorse e potenzialità, sta tornando progressivamente ad acquisire luce. Ma a far la differenza tra tarologia e cartomanzia, ad un’analisi rapida propria dei nostri ritmi frenetici di vita, troppo spesso è il sesso del tarologo.
Il Tarocco è uno strumento potente che apre la via, attraverso le immagini, ad archetipi e simboli che consentono alla persona di entrare in una dimensione oltre dell’Essere, verso una universalità che permette di connettersi all’ essenza delle cose.
Proprio perché si tratta di entrare nel mondo dei simboli, in una dimensione spazio-tempo che si riallaccia ai ritmi e alle istanze del sacro, il linguaggio deve connotarsi di femminile. Una donna che sia iniziata al Tarocco e che si accosta al consultante attraverso il suo spazio sacro di accoglienza e di ascolto, può riuscire ad instaurare con lui una dinamica di dialogo profondo. Se la donna ha imparato a gestire e ad usare per il Bene e non per il bisogno egoico di controllo, la sua Vista, può accostarsi all’essenza più intima e profonda del consultante e accedere con lui al suo patrimonio archetipico.
Le lame dei Tarocchi inizieranno a “danzare” e a comunicare in forme nuove saltando ogni nesso logico, ogni dinamica consueta ma la cosa più importante è che parleranno il linguaggio del consultante. Questa non è cosa da poco perché il Tarocco resta uno strumento al servizio della persona e della sua crescita. La donna centrata, cosciente della sua natura ciclica e di confine con il mondo del sacro, può farsi specchio e divenire tramite per il consultante. Niente predizioni sul futuro, niente catastrofi imminenti o amori che toglieranno il fiato ma solo il consultante con il suo percorso di crescita.
La capacità di scaldare energeticamente l’ambiente dove avrà luogo la lettura, di pulirlo da eventuali residui negativi e caricarlo nell’ottica della facilitazione del consultante, sono doni del femminile che nulla hanno a che fare con le pozioni o i filtri d’amore. Sentire le increspature nel corso della lettura prima che esse si manifestino e percepire dove è il confine e quanto margine si può avere al di là di esso per mettere il consultante nella posizione di vedere ciò che lo blocca o ciò che lo facilita, è un’attitudine che parla femminile.
Niente banalizzazioni quindi, la lettura del Tarocco è cosa sacra perché sacra è la persona che si accosta alla sua consultazione per procedere nel proprio percorso di individuazione. Il linguaggio di una lettura deve connotarsi, per essere il più possibile al servizio del consultante, di femminile e di maschile. Nell’integrazione delle due istanze è la via per sostenere e accompagnare chi si accosta a questo potente mezzo di consultazione
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